
Guardando all’andamento delle vendite del largo consumo confezionato da gennaio 2023, quando la spinta inflattiva era ancora aggressiva, al primo trimestre di quest’anno, appare evidente la riduzione della forbice tra vendite a valore e a volume. La congiuntura resta peraltro delicata ed è difficile immaginare che il carrello della spesa tornerà a rimpinguarsi nel breve periodo. Infatti, le rilevazioni di NIQ indicano una flessione dei volumi pari al -2,2% considerando il dato progressivo al 7 aprile 2024 (compresa dunque la Pasqua), mentre il trend a valore è stabile a -0,8 per cento. A marzo l’inflazione scende al +2,6% (contro il 4,7% relativo allo stesso mese del 2023), mentre il trend dei prezzi registra il +2,0% e quello del mix continua a essere negativo, complice un bimestre gennaio-febbraio molto deludente.
In sintesi, calano non solo i volumi, ma anche il valore medio del carrello, in risposta a un’evidente esigenza di risparmio. “Stiamo rientrando da un periodo di forte inflazione, che in qualche modo aveva drogato le vendite nel 2023 – conferma Romolo De Camillis, Retail director NIQ –. Per contro, ci saremmo aspettati una performance migliore dei volumi: in altre parole, il quadro della domanda rimane debole. Nessun rimbalzo, insomma: al contrario, il faticoso esordio di questo 2024 lascia immaginare un bilancio di fine anno ancora con un segno negativo sul fronte dei volumi”.

LE PERFORMANCE DEI CANALI
In questo contesto ancora piuttosto fosco, la fotografia che NIQ scatta alle quote a valore di ciascun canale segnala scostamenti abbastanza modesti tra il progressivo marzo 2023 e 2024. Flettono gli iper di grande dimensione (a 9,6%) e i liberi servizi (a 9,0%), crescono discount (a 22,4%) e specialisti drug (a 5,5%), mentre resta invariato il peso dei supermercati (38,2%), dei superstore (13,2%) e dell’e-commerce, fermo al 2,4 per cento.
Nell’analisi di De Camillis l’istantanea di NIQ si presta a una duplice interpretazione: una più tradizionale e l’altra che prova a indagare come le insegne si stanno muovendo nell’ambito dei vari format distributivi. “I numeri mostrano la crisi di identità dei piccoli punti vendita e quindi la necessità di mettere mano alla prossimità, visto che anche i primi mesi del 2024 hanno confermato andamenti negativi. Il discount riprende a crescere, anche se con molta variabilità nelle performance delle diverse insegne. Infine, gli specialisti drug confermano di muoversi con grande dinamicità. La verità è che, anche laddove l’andamento del singolo canale è negativo, ci sono insegne che, lavorando bene, con una strategia chiara e coerente, hanno la capacità di ottenere risultati”.
Oggi i canali sono molto complementari rispetto ai bisogni degli italiani, che si stanno polarizzando. “Ecco perché, per esempio, la crisi dei liberi servizi la imputiamo alla loro maturità, all’incapacità dei punti vendita piccoli, non di rado negozi storici, di rispondere ai bisogni attuali della prossimità – sostiene De Camillis –. Al contrario, discount e specialisti drug sono premiati perché canali più ‘giovani’, sostenuti da energie e investimenti superiori. Quanto all’e-commerce, oggi possiamo misurarlo in maniera più estesa rispetto al passato, giacché il nostro nuovo servizio Fox ci consente di allargare il perimetro a tutti gli e-shopping specializzati, i cosiddetti category killer, che farebbero lievitare la quota del canale dal 2,4% al 6 per cento. Questo cambia lo scenario e ci permette di rilevare che in alcuni settori come il beauty e il pet le vendite online hanno un peso davvero rilevante e destinato a crescere”.