
Per la birra il potenziale di crescita in Italia è molto alto. Ad affermarlo è Alexander Koch, Amministratore delegato di Heineken Italia, presente all’ultima edizione di Beer&Food Attraction. In occasione della kermesse di Rimini (16-18 febbraio), la società italiana appartenente al Gruppo Heineken ha esposto focalizzando l’offerta sui marchi-chiave per il mercato nazionale che, oltre al brand ammiraglia Heineken, sono Moretti, Ichnusa e Messina. Heineken è il primo produttore di birra del nostro Paese, con quasi 7 milioni di ettolitri di birra prodotti, e vanta il portafoglio più ampio e variegato del settore (oltre 60 le referenze commercializzate nella Penisola), ideali per ogni occasione di convivialità e socialità.
“Heineken è presente in Italia da mezzo secolo e siamo qui in fiera per supportare la strategia di successo condotta nel mercato italiano in questi cinquant’anni, in particolare sul tema birra e cibo, perché pensiamo che le occasioni di consumo possano andare ben oltre l’abbinamento pizza/birra per offrire tutti i possibili abbinamenti”, ha dichiarato l’Ad, in carica dallo scorso agosto, in quest’intervista a Food.
Che 2024 è stato per la birra e per Heineken?
Lo scorso anno è stato sfidante per l’industria della birra. Dopo il Covid e dopo l’euforia del 2022, il 2023-24 ha rappresentato un biennio molto difficile tra inflazione, perdita del potere di acquisto e calo della fiducia del consumatore. Ora siamo abbastanza convinti che il 2025 possa rappresentare l’anno del ritorno alla crescita. Vediamo che la consumer confidence torna ad aumentare e quindi riteniamo che il mercato italiano della birra possa riprendersi. I fondamentali, del resto, sono ottimi. L’Italia, nei cinquant’anni della nostra presenza, è sempre stato un mercato forte: in questo periodo, infatti, il consumo pro capite è raddoppiato e la produzione di birra in Italia è triplicata, da 6,4 a 17 milioni di ettolitri, con Heineken Italia che vanta il 40% della produzione totale. Quindi, il trend di base è forte e anche se lo scorso anno è stato più soft, siamo convinti che il 2025 andrà molto meglio.
Quali sono le opportunità di crescita della categoria?
In generale, ritengo che la capacità di penetrazione della birra tra le categorie del beverage sia in crescita, perché i consumatori italiani apprezzano sempre di più questo prodotto. Prima di arrivare in Italia, la mia carriera mi ha portato in diversi mercati mondiali, dal Vietnam alla Costa D’Avorio, dalla Svezia al Ruanda, e naturalmente in Olanda perché sono olandese. Quel che distingue l’Italia è l’elevata socialità, il momento dell’aperitivo, il fatto di pranzare e cenare insieme. In queste occasioni, davvero rilevanti, dobbiamo rafforzare la categoria della birra perché sia ancora più importante. Ed è quel che stiamo facendo. Poi c’è senz’altro il contributo dell’innovazione di prodotto, ottima leva per spingere i risultati di un marchio, come abbiamo fatto con Ichnusa Non Filtrata e negli ultimi cinque anni con Messina Cristalli di Sale. Penso che in Italia il futuro della birra sarà straordinario, anche perché si parte da uno dei più bassi livelli di consumo pro capite in Europa.
Come valuta il trend delle birre analcoliche?
Abbiamo recentemente presentato i nostri risultati globali, dai quali emerge che uno dei migliori tassi di crescita è legato al non-alcol, che oggi rappresenta un trend mondiale di consumo. Ci sono persone che in determinate occasioni si rivolgono al non-alcol o al low-alcol, e questa è sicuramente una grande occasione per una categoria di prodotto che Heineken è stata in grado di impostare con successo in diversi mercati del mondo. In Italia il segmento delle birre analcoliche è ancora agli inizi, ma stiamo lavorando per guidare la crescita di anche questa categoria.
La vostra strategia per canali?
Heineken Italia è presente in tutti i canali, nell’on trade l’obiettivo è certamente quello di mettere in evidenza i marchi di cui disponiamo. Vorremmo, in sostanza, che i consumatori italiani chiedessero al bar un nostro brand specifico quando ordinano una birra o una “bionda”; vorremmo che chiedessero una Moretti o una Ichnusa. Quindi la vera sfida, nell’on trade, è aumentare la rilevanza del marchio e spingere sull’abbinamento tra la birra e il cibo, in particolare per Moretti dove abbiamo una meravigliosa declinazione di prodotti tra Ipa, Bianca, La Rossa, che si sposano perfettamente con i piatti in ristorazione, e dobbiamo essere ancora più forti in quest’ambito. Nel modern trade, la scelta di birre è sempre più ampia e dobbiamo impegnarci a orientare il consumatore tra tutte le possibili referenze attraverso le diverse categorie, incluso il segmento no alcol, che ha un alto potenziale.
Infine, come siete posizionati all’interno della ristorazione a catena?
Ci sono diverse società specializzate nella ristorazione a catena con cui lavoriamo stabilmente e altre con cui vorremmo poterlo fare. Ci affidiamo al nostro team commerciale e a Partesa per intercettare queste opportunità.