
La procedura potrebbe somigliare tanto a quella già utilizzata nei confronti di altre multinazionali, tra cui McDonald’s. Prima l’accusa da parte del governo di non rispettare gli standard di sicurezza alimentare, poi i controlli a tappeto e, infine, una serie di provvedimenti per limitare il business. Continua, infatti, la politica russa delle ritorsioni contro gli interessi economici delle aziende occidentali, in risposta alle sanzioni imposte per la questione ucraina. Stavolta nel mirino del Cremlino c’è Danone, che finora aveva evitato l’embargo beneficiando di siti di produzione locali. L’attacco al colosso francese è arrivato direttamente da Nikolai Fedorov, ministro dell’agricoltura. Il membro dell’esecutivo di Putin, a corredo di una visita a un caseificio in Siberia, ha dichiarato senza mezzi termini che Danone e PepsiCo acquistano latte a buon mercato, aggiungono poi enormi quantitativi di olio di palma e lo trasformano così in pessimi prodotti dairy. La loro offerta, dunque, sarebbe composta quasi del tutto da olio vegetale, con una presenza di latte compresa appena tra il dieci e il venti per cento. Dichiarazioni molto pesanti, insomma, che hanno subito registrato un’ampia risonanza mediatica nel Paese, intaccando ovviamente l’immagine pubblica dei player. Un danno senz’altro considerevole, al quale però Danone ha subito reagito tramite un comunicato stampa diffuso proprio dalla sua divisione russa. Nella nota, ha espresso profonda indignazione per l’offesa ricevuta, ribadendo nel contempo il massimo rispetto dei livelli qualitativi, come confermato dai ripetuti controlli da parte degli enti preposti. Afferma poi di non aver mai comprato un solo grammo di olio vegetale e di utilizzare nelle produzioni esclusivamente latte crudo naturale. Dunque, si aspetta una smentita pubblica e le scuse del ministro, ricordando inoltre una serie di validi motivi per cui conviene fare ammenda. Dai dodicimila dipendenti assunti in venti fabbriche, agli ingenti investimenti nel Paese, sino ai miliardi di rubli di tasse che ogni anno versa nelle casse della Federazione Russa.